Alla stazione dei treni di Legnano era appena arrivato un merci con carico vario di mercanzia cinese. Fra le tante chincaglierie c'era anche un reparto dal quale zufolii e cinguettii uscivano a riempire l'aria di suoni e gaiezza.

Differenti uccellini vivi, tutti di modesta dimensione, di svariati colori avevano affrontato un lungo viaggio per trovare dimora qui da noi, per allietare l'animo semplice di un bimbo o di qualche adulto senza troppi pensieri, così, da godersi arie di canti stranieri, traducendoli e avvicinandoli, con un po' di fantasia, a qualche motivo popolare nostrano.

Pino, il capostazione, si fermò a lungo davanti il vagone aperto: era affascinato dalla moltitudine delle forme e dei colori di questi animaletti; rimase stupefatto dai vivaci movimenti, dai brevi voli leggeri, eleganti……..ma quei suoni, quei canti…che meraviglia; a lui pareva quasi cantassero in coro e, si trovò, a zufolare anche lui con loro.

Racconti

Erano solamente le sette del mattino e Pino era gia al settimo cielo: la giornata era cominciata cantando e fischiettando e chissà come si sarebbe conclusa con l'anima così leggera e felice! Pensò a tante cose intanto che solleticava i suoi folti baffetti.     Si trovò ad immaginare il suo terrazzino, in una via poco distante, vivacizzato da una bella gabbietta bianca o, forse meglio, dorata.……..Che lusso sarebbe stato per un piccolo uccellino……..gabbia d'oro, in alto al quarto piano, dove l'aria era fresca, dove una buona vista panoramica sul verde dei giardini poteva rendere il "piccolino" molto, molto felice.         Pensò a quanti suoni avrebbe potuto ascoltare con l'orecchio attento per capire la scale dei "do diesis" e dei "si bemolle"; a lui, sicuramente, sarebbero tornate di grande aiuto le prestazioni musicali di quell'ugola straniera, così che sfiorando con l'archetto il suo violino e provando le note in legami nuovi, potesse dare ad alcune composizioni di sua mano, forse un'impostazione azzardata, forse anche buona, ma soprattutto soltanto sua.    Pensò anche quanto potessero piacere e divertire sua moglie tutte queste novità che farfugliava tra sé e sé e che vorticavano nel suo cervello. Pensava, titubante, quanto potesse essere condivisa e accettata la frenesia che si sentiva in corpo per l'improvvisa ventata di nuovo che generava la semplice presenza di un uccellino in casa.Aveva portata la moglie a Legnano da un piccolo paese tranquillo: l'aveva sposata da poco; lei, Cesira, aspettava già un bambino, e forse, per questo motivo, poteva sortire un problema o qualche difficoltà.  Pensò e fischiettò ancora, si accarezzò di nuovo i baffi, poi, dopo qualche ora ritornò sulle sue idee convinto che l'acquisto sarebbe stato da tentare.

E…..arrivò, all'ora di pranzo con l'uccellino nella gabbietta d'oro.

Lo presentò come un personaggio di riguardo, con garbo, guardando negli occhi azzurri Cesira. Lo illustrò accarezzandolo come un idolo, gli parlò nell'"orecchio" perché facesse sfoggio delle virtù canore che celava nei cinque millimetri di gola, girò la gabbietta da tutti i lati perché si notasse l'eleganza del minuscolo corpiccino e da ultimo, dolce, dolce, disse a sua moglie:< Amore mio, quest'uccellino azzurro ti assomiglia. Sceglierlo è stato per me tornare d'un lampo a sognare la tua voce, la tua vitalità, i tuoi splendidi occhi color di cielo>.

E Cesira si sciolse.

Con l'anima sempre in festa, sviolinando, Pino fece molti approcci sulle famose "scale"; si divertiva a seguire con l'archetto i gorgheggi, li trascriveva sul pentagramma, li univa a parole di poesia e d'amore.

Cesira, con l'andar del tempo, scopriva sempre più le ricchezze, i tesori di un nuovo percorso di sentimenti freschi, giovani, innovativi; vedeva il suo Pino grande, grande, unico, inimitabile. Un tesoro, un pozzo di pazienza, un pozzo d'amore per lei.

Accarezzato da quelle note, avvolto nelle dolcezze dei toni e dei motivi, il cuore di Cesira s'ingrandiva, lievitava in gioie : nei suoi pensieri s'avvicendavano progetti di una vita serena in un futuro senza particolari dolori , crescendo il suo bambino e baciata dal suo Pino.

<L'uccellino>, si diceva, <il caso l'ha portato qui: nella sua gaiezza, nei suoi trilli, le parole d'amore che Pino manda in regalo a me >.

L'uccellino e Pino erano in lei un tutt'uno.

Arrivò senza preavviso su tanta serenità una nuvola nera e minacciosa.

Condussero a casa Pino febbricitante, aveva forti difficoltà respiratorie, non riuscì a dire molto prima di morire di "spagnola" ma con l'ultimo sbocco di sangue le donò l'ultimo soffio d'amore forzando un sorriso d'addio.      Al cimitero di Legnano fino a che le sue forze glielo concessero, Cesira andò tutti gli anni. Partiva dal suo paesino tutta in nero, elegante come poteva, con gli occhi color di cielo velati da un eterno, intimo pianto; teneva stretta la mano del bimbo.    Sul suo cappello si notava qualcosa d'insolito, quasi una civetteria: era un piccolo uccellino di morbide piume azzurre, che, a ricordo di due soli anni d'amore, breve tempo di dolci sogni, pensò di tenere sempre accanto a sé.

Io ho ancora quel cappello. L'uccellino ormai tarlato è sempre una graziosa macchia di sereno azzurro . Mi parla della mia nonna, mi ricorda i suoi racconti coperti di calde lacrime; mi ricorda la tristezza dei suoi splendidi occhi azzurri color di cielo.

Bambina Castagna

                         Il sogno di un ragazzo

l tLa storiella che vengo a raccontare serve per capire quanto sia importante seguire gli entusiasmi e giocare senza timori con la nostra fantasia.

Potrebbe sembrare una cosa da poco, una superficialità, una posa, ma assicuro che questa fertilità di idee fantasiose non va considerata in questo modo. Sarebbe come calpestare una parte importante della creatività che ognuno di noi porta dentro sé in "letargo",ma quando si comincia a sognare, si inizia anche a desiderare ed è questo il momento magico che trasforma. L'ho sperimentato durante il mio insegnamento nelle scuole e posso dire che ho trasformato in persone felici, scolari incerti o depressi.

Sono certa che qualora anche solo uno di loro venisse a leggere ciò che sto scrivendo, mi chiamerebbe per dirmi grazie.


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Per Davide che con le sue mani sapeva fare di tutto, era difficile trovare lavoro diverso da quello del contadino.

Alla scuola era andato per poco tempo, solo i cinque anni delle elementari, poi aveva seguito il padre nel lavoro dei campi e la cura del cavallo con il quale parlava come si poteva parlare ad un amico e, quasi sempre, entrava in simbiosi con beneficio reciproco.

Questo particolare rapporto era dovuto soprattutto alla fantasia che si sprigionava nella testa di Davide quando,parlandogli o accarezzandogli il pelo, vedeva il cavallo trasformarsi davanti i suoi occhi.

A Davide bastava guardare quel dorso di pelo nero lucido che cambiava in colori diversi al movimento dei muscoli per-rimanere affascinato. Capiva che tutto quel bel corpo poteva essere trasformato in maniera curiosa e interessante, Per la prima volta sentiva in sé il piacere di sognare che lo portava in una atmosfera di delizioso stimolo a nuovi pensieri e nuove modifiche della sua vita. ,

Il ragazzo aveva solo sedici anni quando disse a suo padre che voleva interrompere l'attività di contadino per fare tutt'altro e il padre s'infuriò. Per il padre significava solo un disonore avere un figlio strano. E qui casca l'asino, si potrebbe dire, perché in quei tempi dove l'emancipazione era vista come un'esibizione che portava scompiglio non era gradita dalla maggior parte delle famiglie e ,perdere il "lavoretto" che già si aveva in casa, era pura pazzia.

.Davide si rabbuiava, abbassava la testa, mugugnava e se ne andava pensando come ricomporre la sua fantasia umiliata.

Davide era padrone di una fervida immaginazione. Tante altre cose lo affascinavano, per esempio il fumo della sigaretta lo attraeva molto perchè gli sembrava cosa viva la sinuosità delle aeree forme che ininterrottamente cambiavano come fossero danza. Diceva:- che bello sarebbe poter avere un pennello e un colore e dar vita a quello che i miei occhi vedono e ripongo nella mia mente- Se chiudo gli occhi e penso a tutto questo, sento il cuore che mi sussulta. Con la fantasia vedo un treno che sbuffa, vedo chiome di donna al vento, capelli che s'ammucchiano, che si separano, si ritorcono velandosi in sottili trame che vanno a perdersi in un nulla. -.


Davide si abbandonò in fantasie vorticose trasformando l'immagine di Morello in quella di un cavallo decorato intravvedendo quel che solo lui poteva immaginare.

Passò l'intera notte in preda all'ansia poi decise di dare inizio alla messa in atto della sua fantasia.

Tenne il rasoio affilato fermo lì davanti agli occhi aperti di Morello e cominciò dalle spalle per concludere alla coda un percorso di tonsura. La mano seguiva una lunga serie di forme ondeggianti in molteplici eleganti ghirigori che scendevano leggeri, come volute di fumo, giù per i fianchi finendo in lingue sottili verso il ventre.

Ogni spazio rasato metteva in risalto il colore della pelle chiara che dava al motivo decorativo l'idea di un tessuto dipinto.

Mano ferma da chirurgo, mano potente, creativa, guidata da una fantasia in esplosione, libera di volare.

Il risultato fu una schiena superba. Pelo variegato in chiaroscuro dalla testa alla coda; roba mai vista da un capo all'altro del mondo.

Diceva:-Morello sei bello come un Dio, ti mancano solo le ali per poter salire in alto come il fumo della sigaretta. Sei il mio capolavoro. Sei un fenomeno vivente.

Quando ti vedranno, tutti vorranno avere un cavallo come te e io, sono certo, morirò di felicità.

E accarezzava il suo cavallo baciandolo qua e là.


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